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mercoledì, novembre 25, 2020

LA STORIA DI VERA ROL, RASATA E PICCHIATA DAI PARTIGIANI PERCHE' BELLA MOGLIE DI NUTO NAVARRINI.

La storia dell' attrice Vera Rol,moglie di Nuto Navarrini, attore teatrale e di riviste, nonché di sceneggiati televisivi di successo come "Le avventure di Laura Storm".
Molto famoso durante il ventennio, allietava le truppe della RSI a Milano, e per questo fu nominato Capitano ad honorem della Brigata "Ettore Muti".
La bellezza della soubrette era molto invidiata dagli eroi delle montagne,per questo, dopo la loro discesa "coraggiosa" del dopo 25 aprile, fu picchiata e rasata,insieme a tutte le ballerine dell' ultima rivista della Compagnia: "La Gazzetta del Sorriso".

La coppia fu poi processata per collaborazionismo, ma finirono entrambi assolti.
FOTO:
Vera Rol; Vera Rol rasata; Vera Rol esposta al pubblico ludibrio da un criminale così ignorante da sbagliare il cognome (Roll invece che Rol); le ballerine de "La Gazzetta del Sorriso" rasate dagli "eroi delle radiose giornate".












mercoledì, aprile 29, 2020

Carlo Borsani: 29 aprile 1945 - 29 aprile 2020.

29 aprile 1945 - 29 aprile 2020.

I partigiani uccidono a Milano il cieco Eroe di Guerra,Medaglia d'Oro e Poeta Carlo Borsani. Cattolicissimo, si battè moltissimo per la pacificazione nazionale durante la II Guerra Civile, avviando il dialogo tra Fascismo Repubblicano ed esponenti della resistenza,con l'avvallo di Mussolini. Nonostante avesse avuto la garanzia di avere salva la vita,fu ucciso barbaramente, ed il cadavere trasportato su un carretto per le vie della città.

Nel 2005 venne proposto al giornalista Gabriele Nissim di ricordare Carlo Borsani con un albero nel Giardino dei Giusti che sorge a San Siro per aver usato «la sua autorità, la sua posizione non secondaria nel Regime, per chiedere al capo della polizia di Milano di impedire che alcune persone fossero deportate.»; Gabriele Nissim rispose: «Non mi sottraggo. Il merito di una persona che ha agito indipendentemente dal proprio credo politico va riconosciuto, io credo che a San Siro si possa piantare un albero per ricordare "il Fascista" Carlo Borsani. Perché i buoni non stanno da una parte sola, e chi non lo riconosce è solo accecato dall'ideologia»: la proposta non ebbe poi seguito.

martedì, aprile 28, 2020

Fratel Pierluigi Paliasso,Sottotenente della RSI. Ed Orionino.

Sottotenente del IV reggimento Alpini, classe 1921. Di lui ha parlato diffusamente la stampa in occasione della laurea ad honorem concessagli dall'Università di Parma nel 1955, ma “annullata” da un intervento successivo del Ministro della Pubblica Istruzione. D'altra parte risultò che la concessione era stata legittima, in quanto lo studente universitario Paliasso era stato sì condannato a morte da uno pseudo-tribunale dei popolo di Tortona il 5 maggio 1945 e “giustiziato” qualche giorno dopo, ma il Ministero della Difesa, con dispaccio del 16 novembre 1953, aveva già “discriminato ed assegnato alla prima categoria, senza punizioni”, il sottotenente Paliasso (era stato insegnante della Scuola Allievi Ufficiali della R.S.I.) e dichiarato che il di lui decesso, per le circostanze di tempo e di luogo in cui si verificò, deve ritenersi dipendente da causa di servizio di guerra.
 Lo stesso dispaccio dava il nulla-osta all'iscrizione del nome del Paliasso nella lapide dei Caduti per la Patria esistente all'Accademia Militare di Modena. Ma la riabilitazione ufficiale è nulla rispetto alla luce che sprigiona la figura del martire durante il processo. Si difese da solo, dimostrando una per una false le accuse fattegli, ma senza nascondersi, ché, data la faziosità e la cecità incombenti, sarebbe stato ugualmente condannato a morte. Concluse la propria difesa rivolgendo ai giudici queste parole: “Ricordate che, al di sopra di ogni legge e giustizia umana, c'è una legge e una giustizia divina che afferma: - Chi non ha ucciso non deve essere ucciso. - Voi risponderete davanti a Dio delle condanne pronunziate contro gli innocenti”. Condannato a morte, Pier Luigi chiese tre cose: l'onore delle armi, la facoltà di comandare il plotone d'esecuzione, il permesso di scrivere una lettera alla madre. Non volle firmare la domanda di grazia che altri aveva preparato e che venne firmata, in vece sua, da personalità del Movimento di Liberazione. Tale domanda, comunque, venne fatta sparire da chi aveva interesse ch'essa non pervenisse al Comando Generale. L'esecuzione avvenne il giorno 9. Il S. Tenente Paliasso si confessò e comunicò con grande raccoglimento, fece a piedi il tragitto dalle carceri al poligono, conversando serenamente con Don Eugenio Manduca cappellano delle carceri e con un altro sacerdote, don Nicola, che l'aveva confessato e volle accompagnarlo per la via del Calvario. Rivolse parole cordiali e perfino scherzose agli uomini del plotone, concludendo: “Vorrei che miraste al petto. Risparmiate il viso; così, se verrà mia mamma, potrà vedermi”. Si tolse il maglione di lana per consegnarlo a Don Eugenio con le parole: “Lo darete a mia sorella. Me lo ha fatto lei. Lo riceverà per mio ricordo”. E aggiunse: “Il Vangelo che mi avete regalato lo darete pure ai miei. Alla mia mamma. Lo terranno caro, statene certo”. E solo in quel momento diede segno di commozione e si lasciò scorrere sul volto qualche lacrima. Si riprese subito. Scelse il luogo dell'esecuzione, dispose il plotone, cambiò di posto il comandante del medesimo, che non sapeva da che parte dovesse collocarsi, secondo il regolamento; abbracciò i due sacerdoti e gli stessi uomini del plotone. Ritornato al suo posto, si passò una mano sulla fronte dicendo: - Dio mio, quanto mi costa comandare il fuoco! - Allora don Nicola esclamò: “Anche questo sacrificio sia per il Signore!”.
    Egli rispose: “Gesù, ti amo! Fuoco! Viva l'l ... “ - Non gli lasciarono finire la parola: Italia!
    Prima di uscire dal carcere aveva consegnato a don Eugenio la seguente lettera per la mamma:

 Tortona, 9 maggio 1945
 Mamma adoratissima,
    quando riceverai queste mie poche righe io sarò già in cielo, da cui ti proteggerò.
    Sono stato travolto dall'odio di parte e sono colpevole solo di aver amato la mia grande Italia!
    Non piangere, mamma, non piangere, te ne supplico. Un figlio perso così non è da piangersi '.
    Devi invece tenere la testa alta ed andare orgogliosa di me. Ma sappi, Mamma, che io non ho ucciso. Non ho fatto uccidere, non ho fatto torturare. Quindi non è stata giusta, agli occhi di Dio, la mia condanna.
    Vorrei dirti mille e mille cose, ma non mi è possibile; in questo momento tutti i pensieri mi attraversano il cervello.
    Ti prego di scusarmi tutto il male che vi ho fatto, tutte le pene che tu e Babbo avete sofferto per me. Ricordati di tuo figlio e prega per lui, che la sua anima ha tanto bisogno di ciò.
    E ricordati, Mamma adorata, che forse è bene che ciò accada per me! Così non vedrò l'Italia dibattersi in una nuova guerra... E poi, dopo questa, la guerra dei partiti. E nuovi fiumi di sangue scorreranno sul nostro suolo, e nuove lagrime scorreranno sul mondo.
    Fino ad un'ora fa non sapevo ancora quale missione mi avesse affidato Dio. Ora lo so: morire per la mia Patria.
    Ed io affronto questo supremo momento in piena serenità, con animo tranquillo, da “alpino” come sono sempre stato.
    Il mio ringraziamento vada al signor Picchi, a Don Nicola, a Don Eugenio, a tutti quelli che mi furono supremamente vicini in questa ultima ora. E voi pure ringraziateli, perché mi hanno alleviato veramente le pene.
 Con tanto affetto vi bacio. Eternamente vostro
 Pierluigi.

Emise la Professione Perpetua Laica presso i Figli della Divina Provvidenza di Don Orione in occasione della morte.
Essendo Fratello Laico,non risulta nell' elenco dei Religiosi uccisi dai partigiani.


sabato, aprile 25, 2020

Mario Gramsci.

Mario Gramsci, fratello del fondatore del Partito Comunista Italiano nacque a Sorgono nel 1893. Studiò in seminario, ma, ad un certo punto, buttò via la tonaca. Nel dicembre 1911 riuscì ad arruolarsi nell’Esercito. Partecipò alla Prima guerra mondiale ed anche nel dopoguerra continuò ad indossare la divisa conseguendo il grado di sottotenente. A Varese, dove risiedeva, sposò Anna Maffei Parravicini dell’aristocrazia lombarda. 
Fascista della prima ora e primo segretario del fascio di Varese, rimase ferito gravemente in uno scontro con i ‘sovversivi’. Partecipò anche alla marcia su Roma,ad un certo punto lasciò la carriera militare per dedicarsi al commercio dei generi coloniali. Partì poi volontario in Africa orientale e, all’età di 47 anni, partecipò, sempre come volontario, al Secondo conflitto mondiale. Combatté  in Libia, nel 4° Reggimento “Libico”, col grado di capitano.Fatto prigioniero dagli australiani nel dicembre 1940, fu internato prima in Egitto e poi in Australia. Dopo l’8 settembre 1943 divenne prigioniero non collaboratore. Per questo subì maltrattamenti pesanti e sevizie dagli inglesi prima e dagli australiani,poi. Ma non rinnegò mai il suo credo. Rientrò a Varese molto provato dalla prigionia, nel settembre 1945. Due mesi dopo, a novembre, morì a soli 52 anni. 
La sorella Teresina fu maestra elementare e segretaria del Fascio femminile di Gilarza.

domenica, aprile 26, 2015

Preghiera per i Nostri Morti.

Preghiamo per i Morti Dimenticati, per quelli che non tradirono, che combatterono per l' onore d'Italia, oggi ancora vilipesi dal comportamento di chi, a parole, dice che il 25 aprile è una festa condivisa, ma poi viene a Milano a farsi cantare "Bella Ciao" dalla platea di coloro che odiano sempre. Almeno Napolitano è comunista, e sapevi cosa aspettarti. A dimostrazione ulteriore che i cattocomunisti sono peggio dei comunisti stessi.

sabato, aprile 25, 2015

Dite a Mattarella di Giuseppina Ghersi.

Ma Mattarella che ci racconterà su Giuseppina Ghersi, 13enne violentata ripetutamente dai partigiani, seviziata ed infine massacrata davanti ai genitori, solo per un tema scolastico in cui elogiava il Duce ?

I FUCILATI DI FIRENZE (da LA PELLE di Curzio Malaparte)


I ragazzi seduti sui gradini di S. Maria Novella, la piccola folla di curiosi raccolta intorno all’obelisco, l’ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa, coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffè della piazza,la squadra di giovani partigiani della divisione comunista “ Potente “, armati di mitra e allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l’uno sull’altro, parevano dipinti da Masaccio nell’intonaco dell’aria grigia. Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso, tutti tacevano, immoti, il viso rivolto tutti dalla stessa parte. Un filo di sangue colava giù per gli scalini di marmo.  I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino.  C’era anche una ragazza fra loro: giovanissima, nera d’occhi, e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s’incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo, sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d’estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso, e qua e là screpolato, simile ai cieli del Masaccio negli affreschi del Carmine.  Quando avemmo udito gli spari, eravamo a metà via della Scala, presso gli Orti Oricellari. Sboccati sulla piazza, eravamo andati a fermarci ai piedi della gradinata di Santa Maria Novella, alle spalle dell’ufficiale partigiano seduto davanti al tavolino di ferro.  Al cigolio dei freni delle due jeep, l’ufficiale non si mosse, non si voltò. Ma dopo un istante tese il dito verso uno di quei ragazzi, e disse:  - Tocca a te. Come ti chiami?  - Oggi tocca a me - disse il ragazzo alzandosi - ma un giorno o l'altro toccherà a lei.  - Come ti chiami ?  - Mi chiamo come mi pare...  - O che gli rispondi a fare a quel muso di bischero, gli disse un suo compagno seduto accanto a lui.  - Gli rispondo per insegnargli l'educazione, a quel coso - rispose il ragazzo, asciugandosi col dorso della mano la fronte madida di sudore. Era pallido, e gli tremavano le labbra. Ma rideva, con aria spavalda guardando fisso l'ufficiale partigiano.  A un tratto i ragazzi presero a parlar fra loro ridendo.  Parlavano con l'accento popolano di San Frediano, di Santa Croce, di Palazzolo.  L’ufficiale partigiano alzò la testa e disse:  - Fa presto. Non mi far perdere tempo. Tocca a te.  - Se gli è per non farle perdere tempo - disse il ragazzo con voce di scherno - mi sbrigo subito -  E scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra, accanto al mucchio di cadaveri, proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.  - Bada di non sporcarti le scarpe ! - gli gridò uno dei suoi compagni, e tutti si misero a ridere. 


- Jack e io saltammo giù dalla jeep. 


- Stop! - urlò Jack. 


Ma in quell’istante il ragazzo gridò: - Viva Mussolini ! - e cadde crivellato di colpi .

lunedì, gennaio 01, 2007

Carlo Borsani - Don Tullio Calcagno.


Carlo Borsani 
Questa italietta, nella quale mi riconosco sempre meno, ha gridato allo scandalo per l'impiccagione di Saddam Hussein; con questo post non voglio entrare nel merito della condanna a morte. Ma voglio esprimere il mio sdegno per quanti lo hanno fatto provenendo dalle file comuniste, e che ancora oggi festeggiano il 25 Aprile come una vittoria, dimenticando le migliaia di esecuzioni sommarie e senza processo di quei giorni.
E mentre starnazzano per un Caino come Saddam, dimenticano figure come Carlo Borsani e Don Tullio Calcagno.
Carlo Borsani,cieco di guerra, medaglia d'oro,fervente e praticante Cattolico, giovane e schietto poeta, non aveva la più lontana "responsabilità del ventennio". Per tutta la durata della RSI lavorò per una comprensione umana e cristiana tra italiani: senza riserve, né riflessi dannosi per alcuno. Tutta Milano, per non dire tutta l'Italia, conosceva la vita integerrima del poeta-soldato, la purezza dei suoi ideali, soprattutto la sua totale dedizione alla Patria. Nella sua sincerità e buona fede, egli non dubitava che nella capitale lombarda si potessero trovare degli uomini immuni da forsennata faziosità, così da comprendere non solo la bellezza, ma l'utilità e necessità dell'avvicinamento fra italiani al di sopra di tutto. Tale atteggiamento e impegno del Martire è tanto più rilevante in quanto, ripetiamo, ha avuto un peso determinante nella sua soppressione.Il Borsani fu soppresso senza una sentenza qualsiasi a suo carico, con un colpo alla nuca, perché gli aguzzini sapevano che esponenti partigiani, che non erano stati insensibili ai suoi richiami di pace, intendevano sottrarlo alla condanna capitale.
Don Tullio Calcagno, che aveva aderito alla RSI, si battè per la conciliazione come Borsani; eppure il 29 Aprile 1945 venne portato alle Scuole di Viale Romagna, dove risiedeva un Tribunale del Popolo che lo condannò a morte con la semplice formale constatazione della sua identità personale. Caricato sopra un camioncino e trasportato a Piazzale Susa, prima di avviarsi al muro, ad alta voce, che venne udita da tutti i presenti, il condannato chiese il sacerdote. Gli risposero che era troppo tardi. Egli allora fece cenno di volersi raccogliere un istante e poi si fece il segno della Croce. In quell'atto fu colpito dalla scarica. Sono le tre pomeridiane dell'ultima domenica di Aprile. Qualcuno corre alla vicina parrocchia di S. Croce e grida: "Viene giustiziato un prete!". Uno dei sacerdoti coadiutori della Chiesa si precipita sul luogo, amministra a Don Calcagno il sacramento dell'Estrema Unzione Sub Conditione, avendo poi cura di togliergli di dosso la veste talare inzuppata di sangue, perché non attiri altri dileggi sulla Salma. La quale viene posta sopra un carretto della nettezza urbana e trasportata al Cimitero di Musocco.

Piuttosto che manifestare l'ennesimo loro antiamericanismo, i politici eredi del comunismo meglio farebbero a pensare a questi ed alle migliaia di Morti delle "radiose giornate".