venerdì, settembre 17, 2021

L' Italiano di Napoli che sconfisse gli Afghani: PAOLO AVITABILE. Ovvero, Abu Tabela.


La guerra è un mostro, ma bisogna vincerla, con ogni mezzo.

Perché i vinti non scrivono la storia. 

Gli americani (ed i russi prima), avrebbero dovuto ispirarsi a questo Ufficiale Borbonico, il Generale Paolo Avitabile.

Il quale, dopo aver essere stato un vincente nel Regno delle Due Sicilie, si trasferì come Mercenario nelle Indie, dove sconfisse, al comando delle truppe del maharaja Ranjit Singh i ribelli Afghani.

Stessa vittoria poi contro gli stessi nemici al comando delle Truppe Inglesi. Ancora oggi, nelle città afghane, il suo nome arabo, Abu Tabela, viene evocato dalle madri come una sorta di Uomo Nero nei confronti dei bambini disubbedienti.

Il Generale era spietato: faceva torturare, impiccare, decapitare e pure impalare (come il Mio Vlad Tepes...) i ribelli anche sotto la propria abitazione, a Peshavar, anche parecchi al giorno.

Grazie a queste vittorie, accumulò ingenti ricchezze presso le banche inglesi, e rientrò poi ad Agerola, suo luogo di nascita.

Ironia della sorte, morì avvelenato dalla moglie giovanissima, triste fine per un Impavido.

mercoledì, novembre 25, 2020

LA STORIA DI VERA ROL, RASATA E PICCHIATA DAI PARTIGIANI PERCHE' BELLA MOGLIE DI NUTO NAVARRINI.

La storia dell' attrice Vera Rol,moglie di Nuto Navarrini, attore teatrale e di riviste, nonché di sceneggiati televisivi di successo come "Le avventure di Laura Storm".
Molto famoso durante il ventennio, allietava le truppe della RSI a Milano, e per questo fu nominato Capitano ad honorem della Brigata "Ettore Muti".
La bellezza della soubrette era molto invidiata dagli eroi delle montagne,per questo, dopo la loro discesa "coraggiosa" del dopo 25 aprile, fu picchiata e rasata,insieme a tutte le ballerine dell' ultima rivista della Compagnia: "La Gazzetta del Sorriso".

La coppia fu poi processata per collaborazionismo, ma finirono entrambi assolti.
FOTO:
Vera Rol; Vera Rol rasata; Vera Rol esposta al pubblico ludibrio da un criminale così ignorante da sbagliare il cognome (Roll invece che Rol); le ballerine de "La Gazzetta del Sorriso" rasate dagli "eroi delle radiose giornate".












venerdì, settembre 11, 2020

SALVATORE TODARO,UN EROE D'ALTRI TEMPI.

Comandante Capitano Salvatore Todaro, pluridecorato: Medaglia d'Oro, tre Medaglie d’Argento al valore, due di Bronzo, due Croci di Ferro. Era chiamato il Corsaro Gentiluomo, per via di numerose imprese romantiche e generose, piene di quel "Rispetto per il Nemico" di cui spesso io vi parlo. Nel 1940, dopo aver affondato una nave belga stracarica di armi per gli inglesi, rimorchiò la scialuppa con i superstiti. Ben 2 volte si ruppe il cavo, ed altrettante furono le volte che lo fece aggiustare, finendo poi per far salre i belgi a bordo, poichè pure la scialuppa era in procinto di affondare.

Arrivato alle Azzorre, dopo che li fece sbarcare, si sentì chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo, la Nave Belga: "Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza". Salvatore Todaro risponse: "Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me". Portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma vedendo il secondo ufficiale che lo guardava, si fermò e chiese: "Ha dimenticato qualcosa"? "Si - rispose l'altro con le lacrime agli occhi - Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere". Risposta: "Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro".

Il gesto non fu apprezzato dall' Ammiraglio Karl Dönitz, che pure lo stimava: "Neppur il Buon Samaritano della parabola evangelica avrebbe fatto una cosa del genere”.
Laconico, Todaro, profondamente credente, commentò: "Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle.".
L'eroe cadde durante la difesa di La Galita, il 14 dicembre del 1942, ucciso da una incursione di Spitfires.
Al Comandante Todaro è intitolato uno dei quattro nuovi sommergibili tipo U212 che ha iniziato il servizio operativo con la Marina Militare Italiana il 5 febbraio 2007, ed è stato assegnato all'operazione Active Endeavour sotto comando NATO. In precedenza un'altra unità della Marina Militare Italiana era stata intitolata alla memoria di Salvatore Todaro; era una corvetta antisommergibile, appartenente alla classe De Cristofaro, in servizio dal 1966 al 1994, che nel 1990 era stata convertita in pattugliatore.

martedì, maggio 19, 2020

Come morì un Italiano: Almerigo Grilz.

Queste foto a molti, diranno poco.
Si tratta di Almerigo Grilz, il primo giornalista italiano morto su un campo di battaglia dal 1945, il 19 maggio 1987.
Non aveva santi, in patria, nè aerei personali che lo riportavano a casa, nè, tantomeno, pur frequentando i Mujaiddin musulmani antisovietici in Afghanistan, non pensò mai di convertirsi all' Islàm.

E sapete perché ? Nessuno gli perdonava di essere stato un dirigente del Fronte della Gi
oventù e del MSI, poi Consigliere Comunale a Trieste.
Nessuno gli perdonava di stare sempre dalla "parte sbagliata", quella ANTICOMUNISTA.Cadde infatti durante uno scontro in Mozambico tra i Patrioti della RENAMO e l' esercito filosovietico.
A lui, Trieste ha intitolato una strada. Mentre nessun riconoscimento gli è stato dato dall' Ordine dei Giornalisti della Città Giuliana.

Gyula Grosics, il grande portiere NazionalCattolico che combattè il comunismo magiaro.

La Partita del Sogno, a 82 anni.
Parlo oggi di un Morto Dimenticato in occidente, non certo in Ungheria, dove é noto come "Pantera Nera",perché fu il primo portiere al mondo ad indossare la maglia di quel colore.
Nato nel 1926 da padre protestante e madre Cattolica, studiò da giovane, per volere di quest'ultima, come sacerdote.
Ma il suo destino era un altro: diventare uno dei più grandi portieri di tutti i tempi. Dopo alcuni anni giovanili in squadre minori, approdò nella mitica Honved nel 1950, inventandosi il ruolo di "portiere volante" o "secondo libero", poi patrimonio di altri portieri, come l' olandese Jan Jongbloed ed il colombiano René Higuita. Divenne presto una colonna portante della Nazionale, quella che, negli anni '50 sbaragliò tutte le altre squadre, tra cui l' Inghilterra, battuta 6 a 3 a Wembley e 7 a 1 in casa. 4 anni e 33 partite senza sconfitte. Era la formazione di Puskas, Hidegkuti, Kocsis e Czibor: la Squadra d'Oro.
Quella Nazionale era destinata a vincere i Mondiali in Isvizzera del 1954: 9 a 0 al Giappone, 8 a 3 alla Germania, 4 a 2 al Brasile, stesso risultato in semifinale all' Uruguay, Campione del Mondo in carica.
Mancò la vittoria, invece, in Finale, contro la Germania Ovest, un po' per aver sottovalutato i tedeschi, già mazziati in apertura del torneo, e molto per l' arbitraggio, con un goal validissimo annullato a Puskas nel finale, perdendo 2 a 3. 
Anticomunista e nazionalista fin da ragazzo, pur non militando, come qualcuno imprudentemente ed erroneamente ancora afferma, nelle Croci Frecciate, partito d'ispirazione nazionalsocialista, si arruolò nella 25 divisione SS Hunyadi Páncélgránátos Hadosztály, ma in funzione anti-sovietica. Non ebbe il tempo di effettuare rastrellamenti, infatti, perchè il loro Campo d'Addestramento fu evacuato in Austria, dove combattè contro gli americani, finendo poi loro prigioniero.
Ad ulteriore conferma della non appartenenza alle Croci Frecciate, è il fatto che, tornato in patria, non subì processo per Crimini di Guerra. Una vergognosa calunnia, dunque.
Nel 1949 fu arrestato mentre cercava di fuggire dal regime comunista, fu messo agli arresti domiciliari per spionaggio e tradimento, ma fu liberato dopi pochi mesi perchè ritenuto colonna della Nazionale Ungherese. 


Tifoso da sempre del Ferencvaros, squadra della Destra Cattolica e Nazionalista, in cui avrebbe voluto giocare, fu costretto a passare nel club del Ministero della Difesa magiaro.

E proprio nella Honved insieme agli altri giocatori, dopo la partita della Prima Coppa dei Campioni nel 1956, giocata contro l' Atletico Bilbao in Campo Neutro a Bruxelles per via dei carri armati sovietici a Budapest, fu protagonista del clamoroso rifiuto di rientrare in patria. Dopo un tour per il mondo, la squadra fu dichiarata illegale e, mentre Czibor, Kocsis e Puskas si fermarono fra Barcellona e Madrid, Grosics ed altri fecero rientro in Ungheria, dove furono arrestati. Il calciatore stesso trasformò la propria casa in deposito di armi per i Patrioti Anticomunisti.
Il portiere venne accusato di Alto Tradimento, ma, a furor di popolo, dopo pochi mesi fu liberato e fu richiamato dalla Nazionale, giocando altri 2 Mondiali; anche se fu costretto a trasferirsi nel Tatabanya, messo al bando dalla Honved.

Ma, una volta caduto il comunismo, il Ferencvaros volle regalargli il suo sogno: convocò Grosics all' età di 82 anni e lo fece giocare in porta per 40 secondi contro gli inglesi dello Sheffiel United, ritirando poi la Maglia Numero Uno.
Il giovane vecchio giocatore si commosse fino alle lacrime per i pochi attimi passati nella Squadra del Cuore.
Grosics ha raggiunto in Cielo i propri Fratelli della Squadra d'Oro nel giugno del 2014. Tutta l' Ungheria lo pianse come Eroe Nazionale. 





mercoledì, aprile 29, 2020

Carlo Borsani: 29 aprile 1945 - 29 aprile 2020.

29 aprile 1945 - 29 aprile 2020.

I partigiani uccidono a Milano il cieco Eroe di Guerra,Medaglia d'Oro e Poeta Carlo Borsani. Cattolicissimo, si battè moltissimo per la pacificazione nazionale durante la II Guerra Civile, avviando il dialogo tra Fascismo Repubblicano ed esponenti della resistenza,con l'avvallo di Mussolini. Nonostante avesse avuto la garanzia di avere salva la vita,fu ucciso barbaramente, ed il cadavere trasportato su un carretto per le vie della città.

Nel 2005 venne proposto al giornalista Gabriele Nissim di ricordare Carlo Borsani con un albero nel Giardino dei Giusti che sorge a San Siro per aver usato «la sua autorità, la sua posizione non secondaria nel Regime, per chiedere al capo della polizia di Milano di impedire che alcune persone fossero deportate.»; Gabriele Nissim rispose: «Non mi sottraggo. Il merito di una persona che ha agito indipendentemente dal proprio credo politico va riconosciuto, io credo che a San Siro si possa piantare un albero per ricordare "il Fascista" Carlo Borsani. Perché i buoni non stanno da una parte sola, e chi non lo riconosce è solo accecato dall'ideologia»: la proposta non ebbe poi seguito.

martedì, aprile 28, 2020

Fratel Pierluigi Paliasso,Sottotenente della RSI. Ed Orionino.

Sottotenente del IV reggimento Alpini, classe 1921. Di lui ha parlato diffusamente la stampa in occasione della laurea ad honorem concessagli dall'Università di Parma nel 1955, ma “annullata” da un intervento successivo del Ministro della Pubblica Istruzione. D'altra parte risultò che la concessione era stata legittima, in quanto lo studente universitario Paliasso era stato sì condannato a morte da uno pseudo-tribunale dei popolo di Tortona il 5 maggio 1945 e “giustiziato” qualche giorno dopo, ma il Ministero della Difesa, con dispaccio del 16 novembre 1953, aveva già “discriminato ed assegnato alla prima categoria, senza punizioni”, il sottotenente Paliasso (era stato insegnante della Scuola Allievi Ufficiali della R.S.I.) e dichiarato che il di lui decesso, per le circostanze di tempo e di luogo in cui si verificò, deve ritenersi dipendente da causa di servizio di guerra.
 Lo stesso dispaccio dava il nulla-osta all'iscrizione del nome del Paliasso nella lapide dei Caduti per la Patria esistente all'Accademia Militare di Modena. Ma la riabilitazione ufficiale è nulla rispetto alla luce che sprigiona la figura del martire durante il processo. Si difese da solo, dimostrando una per una false le accuse fattegli, ma senza nascondersi, ché, data la faziosità e la cecità incombenti, sarebbe stato ugualmente condannato a morte. Concluse la propria difesa rivolgendo ai giudici queste parole: “Ricordate che, al di sopra di ogni legge e giustizia umana, c'è una legge e una giustizia divina che afferma: - Chi non ha ucciso non deve essere ucciso. - Voi risponderete davanti a Dio delle condanne pronunziate contro gli innocenti”. Condannato a morte, Pier Luigi chiese tre cose: l'onore delle armi, la facoltà di comandare il plotone d'esecuzione, il permesso di scrivere una lettera alla madre. Non volle firmare la domanda di grazia che altri aveva preparato e che venne firmata, in vece sua, da personalità del Movimento di Liberazione. Tale domanda, comunque, venne fatta sparire da chi aveva interesse ch'essa non pervenisse al Comando Generale. L'esecuzione avvenne il giorno 9. Il S. Tenente Paliasso si confessò e comunicò con grande raccoglimento, fece a piedi il tragitto dalle carceri al poligono, conversando serenamente con Don Eugenio Manduca cappellano delle carceri e con un altro sacerdote, don Nicola, che l'aveva confessato e volle accompagnarlo per la via del Calvario. Rivolse parole cordiali e perfino scherzose agli uomini del plotone, concludendo: “Vorrei che miraste al petto. Risparmiate il viso; così, se verrà mia mamma, potrà vedermi”. Si tolse il maglione di lana per consegnarlo a Don Eugenio con le parole: “Lo darete a mia sorella. Me lo ha fatto lei. Lo riceverà per mio ricordo”. E aggiunse: “Il Vangelo che mi avete regalato lo darete pure ai miei. Alla mia mamma. Lo terranno caro, statene certo”. E solo in quel momento diede segno di commozione e si lasciò scorrere sul volto qualche lacrima. Si riprese subito. Scelse il luogo dell'esecuzione, dispose il plotone, cambiò di posto il comandante del medesimo, che non sapeva da che parte dovesse collocarsi, secondo il regolamento; abbracciò i due sacerdoti e gli stessi uomini del plotone. Ritornato al suo posto, si passò una mano sulla fronte dicendo: - Dio mio, quanto mi costa comandare il fuoco! - Allora don Nicola esclamò: “Anche questo sacrificio sia per il Signore!”.
    Egli rispose: “Gesù, ti amo! Fuoco! Viva l'l ... “ - Non gli lasciarono finire la parola: Italia!
    Prima di uscire dal carcere aveva consegnato a don Eugenio la seguente lettera per la mamma:

 Tortona, 9 maggio 1945
 Mamma adoratissima,
    quando riceverai queste mie poche righe io sarò già in cielo, da cui ti proteggerò.
    Sono stato travolto dall'odio di parte e sono colpevole solo di aver amato la mia grande Italia!
    Non piangere, mamma, non piangere, te ne supplico. Un figlio perso così non è da piangersi '.
    Devi invece tenere la testa alta ed andare orgogliosa di me. Ma sappi, Mamma, che io non ho ucciso. Non ho fatto uccidere, non ho fatto torturare. Quindi non è stata giusta, agli occhi di Dio, la mia condanna.
    Vorrei dirti mille e mille cose, ma non mi è possibile; in questo momento tutti i pensieri mi attraversano il cervello.
    Ti prego di scusarmi tutto il male che vi ho fatto, tutte le pene che tu e Babbo avete sofferto per me. Ricordati di tuo figlio e prega per lui, che la sua anima ha tanto bisogno di ciò.
    E ricordati, Mamma adorata, che forse è bene che ciò accada per me! Così non vedrò l'Italia dibattersi in una nuova guerra... E poi, dopo questa, la guerra dei partiti. E nuovi fiumi di sangue scorreranno sul nostro suolo, e nuove lagrime scorreranno sul mondo.
    Fino ad un'ora fa non sapevo ancora quale missione mi avesse affidato Dio. Ora lo so: morire per la mia Patria.
    Ed io affronto questo supremo momento in piena serenità, con animo tranquillo, da “alpino” come sono sempre stato.
    Il mio ringraziamento vada al signor Picchi, a Don Nicola, a Don Eugenio, a tutti quelli che mi furono supremamente vicini in questa ultima ora. E voi pure ringraziateli, perché mi hanno alleviato veramente le pene.
 Con tanto affetto vi bacio. Eternamente vostro
 Pierluigi.

Emise la Professione Perpetua Laica presso i Figli della Divina Provvidenza di Don Orione in occasione della morte.
Essendo Fratello Laico,non risulta nell' elenco dei Religiosi uccisi dai partigiani.