domenica, ottobre 22, 2006

UNGHERIA 1956: I Comunisti Italiani.


Questi alcuni commenti di vari esponenti del PCI:
Palmiro Togliatti disse: "È mia opinione che una protesta contro l'Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, nel nome della solidarietà che deve unire nella difesa della cività tutti i popoli". A Pietro Ingrao, che era andato a trovarlo subito dopo l'invasione per confidargli il suo turbamento, riferendogli di non avere dormito la notte, risponderà: "Io invece ho bevuto un bicchiere di vino in più".
Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica italiano, (nel 1956 responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI) condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi, su L'Unità si arrivò persino a definire gli operai insorti "teppisti" (esattamente come nel 1989 Ceausescu e nel 1990 Iliescu in Romania) e "spregevoli provocatori" giustificando l'intervento delle truppe sovietiche sostenendo invece che si trattasse di un elemento di "stabilizzazione internazionale" e di un "contributo alla pace nel mondo". Luigi Longo sostenne la tesi della rivolta Fascista: "L'esercito sovietico è intervenuto in Ungheria allo scopo di ristabilire l'ordine turbato dal movimento rivoluzionario che aveva lo scopo di distruggere e annullare le conquiste dei lavoratori...".
Anche la minoranza socialista che da allora sarà chiamata "Carrista" , tra cui Vecchietti, si schierò in favore dell' intervento sovietico.

(nella foto, alcuni "fascisti e teppisti" ungheresi...)

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