martedì, giugno 30, 2009

Don Alberto Terrilli, sodomizzato ed ucciso dai marocchini.

Chi ha visto il film "La Ciociara" si ricorderà del comportamento delle truppe marocchine in Ciociaria nel 1944,le truppe del "Corps Expeditionnaire Français" (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin, al quale è attribuito questo discorso e volantino prima della III Battaglia di Cassino: "Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete "
Ebbene, in quei tristi giorni,circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni, vennero brutalmente stuprate. E vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui anche un Prete, Don Alberto Terrilli, Parroco di Santa Maria di Esperia, il quale morì due giorno dopo a causa delle sevizie riportate. Colpevole di aver cercato di salvare alcune donne. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro mogli,madri, figlie, fidanzate vennero impalati. Centinaia i morti. Secondo una relazione degli anni '50, tra le donne oltraggiate, il 20 per cento furono affette da sifilide, il 90 per cento da blenorragia. L’81 per cento dei fabbricati fu distrutto, il 90 per cento del bestiame sottratto; gioielli, abiti e denaro totalmente rubati.

sabato, giugno 13, 2009

Quei Caduti a cui Ghaddafi deve chiedere scusa.

Ieri in Santosepolcro/Non Porgiamo l' altra Guancia ho scritto qualcosa a riguardo della vera storia politico/militare italiana in Libia.

http://santosepolcro.splinder.com/post/20745923/Il+razzismo+antiitaliano+dei+c

Oggi voglio ricordare gli 8898 caduti italiani durante la giusta appartenenza della Nostra Quarta Sponda al Territorio Italiano. Sancita, come ricordavo, dal Trattato o Pace di Losanna. 1432 caduti della Guerra Italo-Turca del 1911-12 ed i quasi 7500 morti contro i ribelli e terroristi libici tra il 1912 ed il 1939.
Questi i combattimenti in cui caddero:


a) Occupazione della Tripolitania
23 ottobre 1911 : Combattimenti di Sciara Sciat e Bu Maliamar
4 dicembre 1911 : Sidi el Hani, Ain Zara, Tagiura
8 giugno 1912 : Battaglia di Zanzur
23 ottobre 1911 : Occupazione di Homs
27 febbraio 1912 : Combattimento di Mergheb
1-2 maggio 1912 : Combattimento ed occupazione di Lebda
10 aprile 1912 : Sbarco e combattimento di Buchemasc (zuara)
5 agosto 1912 : Occupazione di Zuara
8 luglio 1912 : Combattimento ed occupazione di Zuara

b) Occupazione della Cirenaica
18 ottobre 1911 : Sbarco a Bengasi
28 novembre 1911 : Combattimento di El Coefia
12 marzo 1912 : Battaglia delle 2 Palme
16 ottobre 1911 : Sbarco a Derna
3 marzo 1912 : Combattimento di Bu Maafer e Sidi Abballa
17 settembre 1912 : Combattimento di Ras el Lebem
4-9 ottobre 1912 : Sbarco a Tobruk
22 ottobre 1912 : Combattimento a Tobruk

c) Conquista altipiano Cirenaico (1912-1914)
Combattimenti a Benina, Regima, el Merg, Slonta, Cirene, Marsa Susa, Faida, Teniz, Talfagà, Zaviet el Beda, Ain bu Scimrat, Sidi Garbaa, Ettangi, Martuba, El Mdauuar, Bir Gandula, Sceleidima, Zuetina, Agedabia


d) - 1922-1924 Riconquista Tripolitania

e) – 1923-1924 Riconquista Cirenaica

f) – 1925-1938 Operazioni di Polizia Coloniale.

Questi quasi 7500 caduti per mano terrorista ed assassina in tempo di pace (1912-1939), insieme a quelli della Guerra Italo-Turca ed agli Eroi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale contro gli invasori britannici nelle Battaglie di Bardia, Agedabia, Tobruk, Capuzzo, Bel Amed, Scief Sciuf, Sidi Rezegh, El Adem, Bir el Gobi, Bir Hacheim, Alem Hamza, Harmat, Aslag, Ualeb, Gad el Amar, Mteifel el Abis, Bir Tamar, Harmat, Gasr R’gem, Acroma e Cufra, chiedono rispetto e ricordo imperituro. Chiedono a Ghaddafi di chiedere lui scusa al Popolo Italiano ed a quegli Eroi che Non Dimenticheremo.

sabato, aprile 25, 2009

25 aprile: vengo anch'io ? No, tu no !

Dopo essermi occupato in "La peggio gioventù" dell' uso della parola "resistenza" negli slogan rossi degli anni '70, passo ora qui a ricordare che, in questo clima celebrativo resistenziale, ancora una volta rimangono fuori dalla memoria migliaia di combattenti di un Esercito Regolare, che combatterono in Divisa per oltre un anno e mezzo continuando una guerra, voluta e sentita dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, decisamente Fascista il 10 Giugno 1940, restando alleati ai paesi con cui ci si era schierati inizialmente. Parliamo naturalmente dei Combattenti dell' Esercito della Repubblica Sociale Italiana, che pagarono con un altissimo tributo di sangue, anche a guerra finita da tempo, questa loro fedelta' e coerenza. Anche in combattimenti contro i veri invasori di allora, gli angloamericani, i francomarocchini, i polacchi, i neo-zelandesi, i canadesi, i brasiliani, gli juogoslavi e tutte le variegate formazioni che si succedettero nel corso degli ultimi tempi della II° Guerra Civile Europea nella progressiva occupazione d' Italia.
Ancora oggi, anche nei vari discorsi ufficiali, li si dimentica oppure si pretende di parlare per loro, inneggiando a valori resistenziali per i quali moltissimi italiani ebbero lutti anche dopo la fine della guerra e, successivamente, anche negli Anni di Piombo. E pretendendo che tutti gli italiani guardino oggi beati a quei valori, omettendo che, negli Anni del Consenso, la stragrande maggioranza degli Italiani si identificarono negli Ideali del Fascismo, alternativi alla forma di governo democratica e parlamentare. Che rimane UNA delle tante forme di governo.

Tra di loro, voglio ricordare oggi il Reggimento Alpini Tagliamento, che si distinse nella lotta contro i partigiani di Tito, come nella battaglia di Tarnova della Selva (oggi in territorio temporaneamente Sloveno), per impedire l' occupazione dell' intero Friuli-Venezia Giulia da parte jugoslava con l' avvallo di Togliatti.
Questi Alpini, oggi dimenticati, collaborarono verso la fine del conflitto con i partigiani anticomunisti della Osoppo (quelli uccisi a Porzùs, per intenderci, di cui mi sono occupato in passato)per difendere la Patria, ed in particolare la città di Udine. Questi Soldati ebbero 720 uomini tra morti e dispersi, 608 furono i feriti, e 45 assassinati a guerra finita nel nome della resistenza e dell' antifascimo.

sabato, aprile 18, 2009

Vittorio Montiglio II


Ricevo dal Cile e volentieri pubblico, anche nel precedente post linkato:


Enrique:

"Questo post e molto antico ma anche lascio il mio comento, sono un studene de la Scoula Italiana Vittorio Montiglo a Santiago del Cile e se era fascita non lo so ma io credo di si perche per qualque significato mai ci hanno racontanto la suaa vita.Saluti dal Cile"
9:54 PM, aprile 17, 2009


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Come si vede, la censura non ha frontiere.
Grazie, Enrique. Esiste una via a Roma.

martedì, febbraio 24, 2009

Odilo Lotario Globocnik, nazionalsocialista Sloveno. Responsabile di San Sabba.

Questa volta parlo di un criminale, ma sicuramente un Morto Dimenticato. Adesso vediamo il perchè.
Quando si celebra il dramma terribile della Shoah in Italia si parla sempre della Risiera di San Sabba, cercando di addossare ogni colpa agli Italiani ed ai Fascisti. Con qualche gravissima omissione. Infatti i media che parlano del Lager triestino non dicono mai che chi si inventò quell' oscuro luogo di morte fu Odilo Lotario Globocnik, nato a Trieste nel 1904 e trasferitosi poi a Vienna. SLOVENO. Già responsabile della realizzazione di altri Campi di Concentramento, come quello di Treblinka. Oltre ad essere Sloveno, Globocnik covava un odio non sopito verso il Fascismo e l' Italia, in quanto come iscritto al Partito Nazionalsocialista Austriaco fu più volte arrestato prima dell'Anschluss nell' Austria del Nazionalcattolicesimo Fascista di Dollfuss, ucciso poi per ordine di Hitler. Come si sa i rapporti tra il Cancelliere di Vienna e l' Italia di Mussolini erano strettissimi, e la NSDAP austriaca era illegale.
Con Globocnik arrivano a Trieste gli uomini del Einsatzkommando Reinhard, ben 92 specialisti tra i quali numerose SS ucraine. Questi gruppi, dipendevano dallo "RSHA", cioè dall'ufficio centrale della polizia di sicurezza del Reich (Reichssicherheitshauptamt) a sua volta dipendente dal Ministero degli Interni alla cui testa era il Reichsfùrher SS e ministro Einrich Himmler. L'Einsatzkommando Reinhard costituisce territorialmente diversi uffici contrassegnati dalla sigla R. Il gruppo che opera a Trieste, ha la sigla R1, quello che opera a Udine la sigla R2 quello di Fiume la sigla R3. La sigla è impressa sui documenti e sulle celle della Risiera. Il primo comandante dell'Einsatzkommando a Trieste è Christian Wirth; dopo l'uccisione di Wirth in un'imboscata partigiana a Erpelle il 26 maggio del '44 gli subentra August Dietrich Allers. Il braccio destro di Allers e comandante della Risiera sarà Joseph Oberhauser, poi condannato all' ergastolo. Come si vede, tutti Italiani...
Inoltre, ad organizzare i trasferimenti da San Sabba ai campi di concentramento nazionalsocialisti fu un altro Sloveno, Raimund Piscanc, che per questo nel 1946 venne condannatoa 20 anni di carcere dalla Corte d'Assise Straordinaria di Trieste.
Quando il 1° maggio 1945 i titini occuparono Trieste, utilizzarono allo stesso modo dei nazionalsocialisti quanto rimaneva della ex fabbrica: infatti vi rinchiusero centinaia di italiani, che poi furono inviati nei campi di concentramento jugoslavi,dai quali ben pochi fecero ritorno, oppure direttamente gettati nelle Foibe

martedì, gennaio 20, 2009

L' Eccidio di Cadibona

A commento di un mio post del 2006,ho ricevuto il seguente commento, al quale mi sembra doveroso dare maggior spazio,essendo io latitante da qualche tempo per mancanza di tempo.
Eccolo:


Intervista a Roberto Nicolick, Autore di “39 biglietti di sola andata” L EDIZIONI Savona

"Il titolo del libro “39 biglietti di sola andata” ha un motivo preciso d’essere ?" "Si, 39 sono i prigionieri giustiziati in modo arbitrario e sommario dai partigiani comunisti nel maggio del 45, a guerra finita, solo per vendetta . Sola andata, indica che fu un viaggio su un autobus , a senso unico senza speranza, verso la morte" "Si e’ ispirato ad un fatto realmente accaduto ?" "Certamente, la strage accadde per davvero, i cadaveri vennero tutti ritrovati e seppelliti dopo presso il cimitero di Altare, detto delle Croci Bianche, dove riposano tuttora, accanto a tombe di partigiani, finalmente in pace, senza odio e rancori." "Chi sono i protagonisti della vicenda ?" "Le vittime, tutti uomini dai 17 ai 60 anni compiuti, i loro fucilatori, esponenti della cosiddetta polizia partigiana comunista, le donne del convoglio Repubblicano, che vennero stuprate nell’Alessandrino e un certo numero di persone che assistettero alle violenze e alla strage." "Nel libro vi sono anche delle foto." " Infatti, foto recenti e d’epoca per meglio inquadrare e descrivere i luoghi dove si snoda la vicenda. Foto molto belle e suggestive, alcune assolutamente inedite." "In sintesi, ci racconti la vicenda, oggetto del suo scritto" " Al crollo della Repubblica Sociale Italiana, aprile 1945, si formarono delle colonne in fuga dalle principali citta’ del Nord. Una di queste partita da Savona, riesce ad arrivare tra mille difficolta’ a Valenza Po, dove le formazioni partigiane locali la intercettano e ne arrestano i componenti. Le donne subirono violenza sessuale, tutti furono derubati dei valori personali. Quindi vennero imprigionati presso il carcere di Alessandria. Dove arrivarono i partigiani savonesi a prelevarli, con un autobus, da Alessandria , attraversando l’Acquese, raggiunsero Cairo, lasciando una scia di sangue di esecuzioni sommarie, A Cadibona , dopo un pestaggio violentissimo, si concluse la vicenda con la fucilazione in massa di 37 persone. Le donne furono risparmiate." "Per scrivere questo paperback dove ha raccolto i dati e le notizie ?" "Dai giornali dell’epoca, dall’Archivio di Stato ma principalmente da testimonianze di persone che assistettero personalmente al fatto, e da persone che scamparono alla morte. A tutt’oggi queste soffrono di incubi per questa vicenda terribile.Altri hanno ancora adesso paura, e non hanno voluto comparire, infatti non sono stati nominati, come pure gli assassini, che ho citato solo con le iniziali, per il cosiddetto diritto d’oblio Gli assassini ?Tutti personaggi noti e riconosciuti, protestarono la loro innocenza in tribunale, nel corso del processo che ebbe luogo successivamente. Alcuni furono condannati ma….amnistiati e tre di loro faranno anche carriera politica. Comunque vissero tutti felici e contenti, la solita vergogna." "Perche’, Nicolick, ha scritto questo libro…scomodo ?" "Sin da piccolo ero incuriosito dalla strage, se ne parlava a mezza bocca, senza dare fastidio agli assassini che viaggiavano onorati e rispettati. Era in corso un meccanismo di rimozione di un fatto vergognoso. Tuttora attivo , e penso che i morti, di qualsiasi fazione, esercito, cultura o bandiera debbano essere ricordati e rispettati senza alcun tipo di strumentalizzazione politica. Questo in ultima analisi e’ il principale motivo, per riflettere sull’odio politico e sulla intolleranza di certi integralisti.Inoltre parlare di una strage compiuta da partigiani comunisti e’ come infrangere un tabù… Forse questo libro e’ scomodo per due tipi di persone : per me che sto cominciando a ricevere delle minacce e per chi mi invia le minacce, perche’ e’ obbligato a guardarsi dentro…" "Lei e’ uno storico ?" "No, sono una persona curiosa che vuole guardare dentro e dietro alle cose, che vuole capire, senza grandi strumenti culturali, senza atteggiamenti da secchione, e soprattutto voglio raccontare agli altri, non in modo ermetico o criptico, come accaddero certe cose, terribili e cruente, come quella in oggetto…" "Allora, auguri per il suo libro." "Grazie, di cuore, l’editore mi ha gia’ comunicato che le vendita vanno bene. E’ un libro che fara’ discutere molto, e questo e’ un fatto buono.".

martedì, ottobre 28, 2008

Gli "Altri Martiri" del Ponte della Pietà a Quarona.

Ritorniamo oggi nel Biellese, più o meno sempre in quel triste 1944. Vicino a Quarona c' è un ponte che sia oggi che a quei tempi è chiamato "Ponte della Pietà". Ma la Pietà l' è morta, come dice una canzone partigiana. Ed ancora oggi, infatti, su quel ponte, mentre vi è una lapide che ricorda 5 partigiani impiccati il 4 Agosto di quell' anno, dopo l' omicidio di due Militi della RSI. Mentre nessuna lapide o targa ricorda i 2o Legionari della Divisione Tagliamento uccisi in un imboscata il 6 Aprile del 1944.
La sera del giorno prima alcuni partigiani erano passati sparacchiando per le strade di Borgosesia. Rifugiandosi subito sui monti, come d' abitudine. Venti soldati della Tagliamento, al comando del Sergente Rizieri Zucchi, vengono mandati verso Quarona con un camion, dove si presume i partigiani si siano diretti. Nulla fa presumere che una trappola era stata appositamente preparata. Alle due del mattino del 6 Aprile, Pasqua di Resurrezione, la strage: i partigiani agli ordini del partigiano Mario Vinzio, "Pesgu", avevano steso prima del ponte un cavo dell' alta tensione, contro il quale il camion andò a sbattere. Fortunati furono quelli che morirono subito, fulminati, mentre il veicolo prese fuoco. I sopravissuti scesero completamente intontiti dalla scarica elettrica. Dal ponte una valanga di proiettili li abbattè come birilli. Chi respirava ancora venne finito a baionettate. Miracolosamente sopravvive un eroico reduce del Reggimento Giovani Fascisti di Bir El Gobi, il Tenente Pietro Prezioso, pure con un occhio spappolato. Che perirà a guerra finita in un campo di concentramento vicino a Modena da parte di un militare americano mentre cercava di evadere.
Questi i nomi di quei Morti Dimenticati:

Vincenzo Bellomo, Antonio Campa, Giuseppe Castellaccio, Alfonso Cattania, Claudio Clavario, Bruno Contin, Franco Cordiali, Ermanno Di Loreto, Rinaldo Farascioni, Renato Gattinara, Mario Giannelli, Ciro Maggio, Mario Maliocco, Giorgio Pagliughi, Giampaolo Pardelli, Luigi Pierucci, Giacomo Saitta, Giambattista Sessi, Giovanni Stazzi, Rizieri Zucchi.

Il loro funerale venne celebrato a Vercelli, dove, a dimostrazione di quanto la popolazione stesse con i partigiani, vi fu un' impressionante partecipazione alle loro esequie.
(nell' immagine, la Tagliamento per le vie di Vercelli nel 1943)