lunedì, settembre 21, 2009

11 Marzo 1944, l' ultimo singolo della Compagnia dell' Anello.


In questi giorni di Lutto Nazionale è particolarmente bello ascoltare il nuovo singolo della Compagnia dell' Anello, "11 Marzo 1944", scaricabile gratuitamente da "Canti Ribelli":
http://www.cantiribelli.com/
Lo dedico ai Nostri Caduti, insieme alle Preghiere dei Defunti.

venerdì, agosto 21, 2009

Dino Fiorini:l'è 'd San Zorz!


Siamo all' inizio del Campionato, e voglio fare un piccolo regalo a Monsoreau, parlando di un asso del Bologna: Dino Fiorini, il Conte Spazzola.

Nato a San Giorgio di Piano (Bo) il 15 luglio 1915, esordì giovanissimo nel Bologna, dove passò tutta la carriera, vincendo 4 scudetti, 1 Mitropa ed 1 Torneo Expo Parigi. Portava i capelli corti, per quello il soprannome. Nella città felsinea era popolarissimo, soprattutto con le donne, che amava, ricambiato con successo. Gli piaceva pure la vita notturna, tant' è che il CT Pozzo preferì non convocarlo per via di queste abitudini (se giocasse adesso, avrebbe un posto fisso nella Mia Inter...), nonostante le indubbie doti da campione. Terzino sinistro, precedette come tipo di gioco quelli moderni, come Facchetti, Cabrini e Maldini, riuscì a soffiare il posto in squadra nientemeno che ad Eraldo Monzeglio, crescendo cambiò pettinatura, portando i capelli non più all' Umberto, ma lunghi ed impomatati; tant' è che fu uno dei primissimi calciatori a fare pubblicità, appunto per la Brillantina Bourjois, anche per via di quel suo essere tombeur de femme nonostante il matrimonio ed i relativi tre figli avuti dalla moglie Italia Degli Esposti.

Quattro scudetti non sono mica bruscolini, eppure la Città Dotta, nonostante Fiorini fosse un vero idolo, non lo ricorda nè con una piazza, nè con una via, una scuola, un campo sportivo, un giardino, un torneo. Nulla di nulla. Il perchè è presto detto: il Conte Spazzola, che in gioventù aveva fatto anche il muratore e si recava agli allenamenti in bicicletta percorrendo 40 chilometri al dì, come la maggior parte degli Italiani era un Fascista convinto, uno che amava Giovinezza per via di prendere la vita di petto e col sole in fronte. Ma, a differenza di chi poi si imboscò oppure si scoprì partigiano il 25 aprile del '45, Fiorni dopo l' 8 Settembre aderì con entusiasmo alla GNR, la Guardia Nazionale Repubblicana, di cui ostentava la divisa con fierezza per le strade bolognesi. E, nell' estate del 1944, la prima degli odii e delle imboscate gappiste, venne ucciso, forse a Monterenzio, ma il suo corpo non fu mai trovato, e a tutt'oggi non esiste una tomba dove le due figlie, Paola e Franca, che ancora vivono nel capoluogo emiliano, lo possano piangere.
Solo recentemente è uscito un libro di Piero Stabellini, "Chi ha ucciso il terzino del Bologna", dove, in un sospetto e postumo tentativo di "riabilitazione democratica", si insinua il dubbio di una sua trattativa coi partigiani, che poi lo uccisero per errore. Ma quando mai ? Dino Fiorini era tra i fondatori del Partito Fascista Repubblicano, ed era Fascista fino al collo ! Cosa non si fa in questa italia neo-antifascista di Gianfranco Fini !
(nella foto, un famoso contrasto con Silvio Piola)

giovedì, agosto 20, 2009

Willy Wagner, il Tenente della Wehrmacht che volle farsi eroe.

Questo è un morto dimenticatissimo, che ho ritrovato grazie a due righe di Marcello Veneziani di qualche anno fa. Un morto che dovrebbe essere celebrato tra i Giusti della Seconda Guerra Mondiale; la cui storia dovrebbe essere insegnata nelle scuole italiane e tedesche; e che avrebbe bisogno di grande risalto. Ma, tranne che a Trani, dove avvenne questo eroismo, praticamente nulla si trova.
Eroico accadimento che ebbe protagonisti figure forse troppo invise alla vulgata resistenziale: un Vescovo Cattolico, due Gerarchi Fascisti ed un Ufficiale Tedesco.
Ed ecco i fatti: 16 Settembre 1943, truppe canadesi con qualche elemento badogliano aggregato, uccidono in un' imboscata vera e propria presso il Cimitero di Trani 5 soldati della Wehrmacht, facendo dieci feriti. Due giorni dopo, secondo il Diritto Internazionale di Guerra allora vigente, furono rastrellati cinquanta abitanti della cittadina pugliese per essere fucilati.
I parenti e gli abitanti corsero ad avvisare il proprio Arcivescovo, Monsignor Francesco Petronelli, il quale si precipitò sulla piazza deputata all' esecuzione, cercando di convincere il giovane Tenente austriaco a risparmiare la vita a quei civili. Visto vano ogni tentativo, l' alto Prelato si pose davanti al plotone d' esecuzione già schierato, offrendo la propria vita in cambio di quella dei prigionieri. Subito imitato in questo da due Gerarchi Fascisti tranesi presenti: il Podestà, Giuseppe Pappolla, ed il Segretario del Fascio, Antonio Bassi. Tale gesto convinse l' ufficiale dell' Esercito Tedesco a liberare gli ostaggi, sebbene fosse conscio di quello che lo aspettava per questo atto di generosità. Infatti, come a conoscenza di ogni ufficiale, sottufficiale e soldato tedesco di allora, tale disubbedienza ad ordini superiori comportava la Pena Capitale. Questo non impedì al Cattolico Tenente Jelo Webl Will Wagner di agire secondo la propria coscienza: fu infatti prelevato su ordini superiori e costretto a scavarsi la fossa presso il Cimitero di Trani dove venne fucilato. Successivamente questo episodio fu oggetto di oblìo e confusione da parte tedesca per non generare precedenti, tanto che fino a poco tempo fa si considerava protagonista dell' episodio il Tenente F. Kurtz. Solo recentemente è stato riconosciuto il merito a Willy Wagner, il cui corpo fu trasferito dai tedeschi al Cimitero di Montecassino per un ulteriore tentativo di far dimenticare l' accaduto.
Ripeto,però, che ogni ufficiale, sottufficiale e soldato tedesco sapeva che ogni gesto di clemenza contrario agli ordini superiori avrebbe voluto dire la propria condanna. Ma per l' Italia Erich Priebke, sebbene subalterno di Kappler, è ugualmente colpevole.

lunedì, agosto 03, 2009

Padre Reginaldo Giuliani, Medaglia d' Oro nella Guerra d' Etiopia.

Tra i molti Italiani che caddero con valore nella sacrosanta Guerra di legittima difesa Italo-Abissina del 1935-1936 spicca la figura del Sacerdote Domenicano Reginaldo Giuliani. Già Cappellano degli Arditi durante la Prima Guerra Mondiale (Medaglia d' Argento e di Bronzo al Valor Militare), Fiumano con le Fiamme Bianche Cattoliche e partecipante alla Marcia su Roma, volle partire come volontario per l' Etiopia all' inizio delle ostilità, ritenendolo un dovere di famiglia, essendo il pronipote del Cardinale Massaia.
Nella Battaglia di Passo Uarieu con le Camicie Nere al comando del Generale Diamanti si fece onore soccorrendo i feriti, mostrando in alto il Crocefisso per rendere noto il proprio stato e compito. Nonostante questo fu ferito prima da una fucilata e successivamente un colpo di scimitarra ne fece scempio.

Questo il motivo della Medaglia d' Oro al Valor Militare:

"Durante lungo accanito combattimento in campo aperto sostenuto contro forze soverchianti, si prodigava nell’assistenza dei feriti e nel ricupero dei caduti. Di fronte all’incalzare del nemico alimentava con la parola e con l’esempio l’ardore delle Camicie Nere gridando: "Dobbiamo vincere, il Duce vuole così ". Chinato su di un caduto mentre ne assicurava l’anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze partecipava ancora con eroico ardimento all’azione per impedire al nemico di gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo Crocifisso di legno. Un colpo di scimitarra, da barbara mano vibrato, troncava la sua terrestre esistenza, chiudendo la vita di un apostolo, dando inizio a quella di un Martire. Mai Beles, 21 gennaio 1936".

A lui sono dedicate parecchie vie, anche nella rossa Firenze.

Ed è citato nella Cantata del Legionario:
Ce ne fregammo un dì della galera
ce ne fregammo della triste sorte
per preparare questa gente forte
che se ne frega adesso di morir.
Il mondo sa che la camicia nera
s'indossa per combattere e morir.

Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

I morti che lasciammo a passo Uarieu
sono i pilastri del romano Impero.
Gronda di sangue il gagliardetto nero
che contro l'Amba il barbaro inchiodò.
Sui morti che lasciammo a passo Ureu
la Croce di Giuliani sfolgorò.
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

"Ma la mitragliatrice non la lascio!"
gridò ferito il legionario al passo.
Colava sangue sul conteso sasso
il costato che a Cristo somigliò.
"Ma la mitragliatrice non la lascio!"
e l'arma bella a un tratto lo lasciò!
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

O Duce hai dato al popolo l'Impero
noi col lavoro lo feconderemo,
col vecchio mondo diventato scemo
ci sono sempre conti da saldar.
O Duce hai dato al popolo l'Impero
siamo pronti per te a ricominciar.
Duce!
Per il Duce e per l'Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

martedì, giugno 30, 2009

Don Alberto Terrilli, sodomizzato ed ucciso dai marocchini.

Chi ha visto il film "La Ciociara" si ricorderà del comportamento delle truppe marocchine in Ciociaria nel 1944,le truppe del "Corps Expeditionnaire Français" (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin, al quale è attribuito questo discorso e volantino prima della III Battaglia di Cassino: "Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete "
Ebbene, in quei tristi giorni,circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni, vennero brutalmente stuprate. E vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui anche un Prete, Don Alberto Terrilli, Parroco di Santa Maria di Esperia, il quale morì due giorno dopo a causa delle sevizie riportate. Colpevole di aver cercato di salvare alcune donne. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro mogli,madri, figlie, fidanzate vennero impalati. Centinaia i morti. Secondo una relazione degli anni '50, tra le donne oltraggiate, il 20 per cento furono affette da sifilide, il 90 per cento da blenorragia. L’81 per cento dei fabbricati fu distrutto, il 90 per cento del bestiame sottratto; gioielli, abiti e denaro totalmente rubati.

sabato, giugno 13, 2009

Quei Caduti a cui Ghaddafi deve chiedere scusa.

Ieri in Santosepolcro/Non Porgiamo l' altra Guancia ho scritto qualcosa a riguardo della vera storia politico/militare italiana in Libia.

http://santosepolcro.splinder.com/post/20745923/Il+razzismo+antiitaliano+dei+c

Oggi voglio ricordare gli 8898 caduti italiani durante la giusta appartenenza della Nostra Quarta Sponda al Territorio Italiano. Sancita, come ricordavo, dal Trattato o Pace di Losanna. 1432 caduti della Guerra Italo-Turca del 1911-12 ed i quasi 7500 morti contro i ribelli e terroristi libici tra il 1912 ed il 1939.
Questi i combattimenti in cui caddero:


a) Occupazione della Tripolitania
23 ottobre 1911 : Combattimenti di Sciara Sciat e Bu Maliamar
4 dicembre 1911 : Sidi el Hani, Ain Zara, Tagiura
8 giugno 1912 : Battaglia di Zanzur
23 ottobre 1911 : Occupazione di Homs
27 febbraio 1912 : Combattimento di Mergheb
1-2 maggio 1912 : Combattimento ed occupazione di Lebda
10 aprile 1912 : Sbarco e combattimento di Buchemasc (zuara)
5 agosto 1912 : Occupazione di Zuara
8 luglio 1912 : Combattimento ed occupazione di Zuara

b) Occupazione della Cirenaica
18 ottobre 1911 : Sbarco a Bengasi
28 novembre 1911 : Combattimento di El Coefia
12 marzo 1912 : Battaglia delle 2 Palme
16 ottobre 1911 : Sbarco a Derna
3 marzo 1912 : Combattimento di Bu Maafer e Sidi Abballa
17 settembre 1912 : Combattimento di Ras el Lebem
4-9 ottobre 1912 : Sbarco a Tobruk
22 ottobre 1912 : Combattimento a Tobruk

c) Conquista altipiano Cirenaico (1912-1914)
Combattimenti a Benina, Regima, el Merg, Slonta, Cirene, Marsa Susa, Faida, Teniz, Talfagà, Zaviet el Beda, Ain bu Scimrat, Sidi Garbaa, Ettangi, Martuba, El Mdauuar, Bir Gandula, Sceleidima, Zuetina, Agedabia


d) - 1922-1924 Riconquista Tripolitania

e) – 1923-1924 Riconquista Cirenaica

f) – 1925-1938 Operazioni di Polizia Coloniale.

Questi quasi 7500 caduti per mano terrorista ed assassina in tempo di pace (1912-1939), insieme a quelli della Guerra Italo-Turca ed agli Eroi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale contro gli invasori britannici nelle Battaglie di Bardia, Agedabia, Tobruk, Capuzzo, Bel Amed, Scief Sciuf, Sidi Rezegh, El Adem, Bir el Gobi, Bir Hacheim, Alem Hamza, Harmat, Aslag, Ualeb, Gad el Amar, Mteifel el Abis, Bir Tamar, Harmat, Gasr R’gem, Acroma e Cufra, chiedono rispetto e ricordo imperituro. Chiedono a Ghaddafi di chiedere lui scusa al Popolo Italiano ed a quegli Eroi che Non Dimenticheremo.

sabato, aprile 25, 2009

25 aprile: vengo anch'io ? No, tu no !

Dopo essermi occupato in "La peggio gioventù" dell' uso della parola "resistenza" negli slogan rossi degli anni '70, passo ora qui a ricordare che, in questo clima celebrativo resistenziale, ancora una volta rimangono fuori dalla memoria migliaia di combattenti di un Esercito Regolare, che combatterono in Divisa per oltre un anno e mezzo continuando una guerra, voluta e sentita dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, decisamente Fascista il 10 Giugno 1940, restando alleati ai paesi con cui ci si era schierati inizialmente. Parliamo naturalmente dei Combattenti dell' Esercito della Repubblica Sociale Italiana, che pagarono con un altissimo tributo di sangue, anche a guerra finita da tempo, questa loro fedelta' e coerenza. Anche in combattimenti contro i veri invasori di allora, gli angloamericani, i francomarocchini, i polacchi, i neo-zelandesi, i canadesi, i brasiliani, gli juogoslavi e tutte le variegate formazioni che si succedettero nel corso degli ultimi tempi della II° Guerra Civile Europea nella progressiva occupazione d' Italia.
Ancora oggi, anche nei vari discorsi ufficiali, li si dimentica oppure si pretende di parlare per loro, inneggiando a valori resistenziali per i quali moltissimi italiani ebbero lutti anche dopo la fine della guerra e, successivamente, anche negli Anni di Piombo. E pretendendo che tutti gli italiani guardino oggi beati a quei valori, omettendo che, negli Anni del Consenso, la stragrande maggioranza degli Italiani si identificarono negli Ideali del Fascismo, alternativi alla forma di governo democratica e parlamentare. Che rimane UNA delle tante forme di governo.

Tra di loro, voglio ricordare oggi il Reggimento Alpini Tagliamento, che si distinse nella lotta contro i partigiani di Tito, come nella battaglia di Tarnova della Selva (oggi in territorio temporaneamente Sloveno), per impedire l' occupazione dell' intero Friuli-Venezia Giulia da parte jugoslava con l' avvallo di Togliatti.
Questi Alpini, oggi dimenticati, collaborarono verso la fine del conflitto con i partigiani anticomunisti della Osoppo (quelli uccisi a Porzùs, per intenderci, di cui mi sono occupato in passato)per difendere la Patria, ed in particolare la città di Udine. Questi Soldati ebbero 720 uomini tra morti e dispersi, 608 furono i feriti, e 45 assassinati a guerra finita nel nome della resistenza e dell' antifascimo.