giovedì, febbraio 15, 2007

Ingegner Ugo Gobbato.

Le Brigate Rosse hanno sempre rivendicato di essersi ispirate alle bande partigiane e di voler essere loro continuatrici. In effetti certe violenze degli anni '70 di cui riferisco in La Peggio Gioventù sembrano confermare le affermazioni brigatiste. E così la situazione all' Alfa Romeo richiama l'uccisione dell' Ingegner Ugo Gobbato, avvenuta il 28 Aprile 1945.

Nato da una modesta famiglia veneta, era approdato prima al diploma e poi alla laurea lavorando in fabbrica come operaio e progettatore. Divenne Direttore Generale dell' Alfa Romeo nel 1933, risollevando le sorti dell' azienda che era diventata statale, incorporata nell' IRI. Aprì la filiale a Pomiliano d' Arco e durante la guerra riuscì ad impedire ai tedeschi di trasportare l' azienda in Germania. Più volte riuscì a salvare dall' arresto e dalla deportazione operai antifascisti. Nonostante questo, il CLN lo esautorò da ogni incarico il 25 Aprile 1945; il 26 fu portato davanti ad un Tribunale del Popolo (come accadde a decine di industriali e dirigenti milanesi), che lo assolse. Il giorno dopo, il 27, fu nuovamente processato da un Tribunale Politico estraneo all' Alfa Romeo, formato dal gruppo partigiano di Giuseppe Marozin,"Vero", delle Formazioni Matteotti. Ma anche questa volta venne assolto, anche perchè a testimoniare contro si presentarono SOLO 2 operai dell' Alfa, ma le accuse si rivelarono infondate.Sembrava tutto finito. Invece...

La mattina del 28 Aprile l' Ingegner Ugo uscì di casa presto, ed inforcò la bicicletta per andare a ritirare in Alfa dei documenti personali. Al ritorno dal Portello, all' altezza della Porta Domodossola della Fiera di Milano un auto gli sbarrò la strada; una voce dall' auto gli urlò: "Ingegner Gobbato !" . Il Dirigente rispose a quello che gli sembrò un saluto: dalla macchina scesero un uomo armato di mitra e altre due persone con fucili che subito lo crivellarono di colpi. Il corpo venne depredato di tutto, l'orologio, la penna, i gemelli d'oro regalo della moglie.

Il 23 Giugno del 1960 l'inchiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano, Mauro Gresti stabilì che il primo a far fuoco sull' Ingegnere fu uno dei 2 operai che testimoniarono contro al secondo processo. Militante del PCI clandestino, odiava Gobbato, ritenendolo un Fascista e non era soddisfatto dalla doppia assoluzione. In un primo tempo diede pure la colpa dell' omicidio ai Fascisti in fuga. In realtà era un fautore della Rivoluzione Permanente, e Gobbato era un ostacolo da eliminare. Anticipando il pensiero delle Brigate Rosse.

A causa dell' amnistia dell' 11 Luglio 1959, il reato era estinto.

Giampaolo Pansa ne parla in "Sconosciuto 1945".

Nonostante le conclusioni del Sostituto Procuratore, ancora oggi su molti siti, anche di storia dell' Alfa Romeo, troviamo scritta l'incredibile frase: "L' Ingegner Ugo Gobbato restò ucciso in un misterioso attentato..."

5 commenti:

l'altra rossa ha detto...

Queste storie riempiono il cuore di
tristezza.E non sono poche.
Il brutto che è la prima volta che ne sento parlare.E sono ammiratore dell'Alfa Romeo.

marco ha detto...

L'ing.Gobbato è ancora oggi molto stimato dai vecchi alfisti che gli riconoscono di aver salvato la fabbrica e le loro vite. Io ho lavorato in Alfa Romeo negli anni 60 e sono veramente dispiaciuta per quanto è capitato a questa brava persona.

enzo ha detto...

Sono un ingegnere laureato a Torino nel 1974.
Ho usufruito di una borsa di studio intitolata all'ing. Gobbato, per i miei ultimi tre anni di laurea.
Non conoscevo la tragica morte dell'ingegnere.
Esprimo la mia stima per la vittima ed il mio ringraziamento (seppure tardivo) per la famiglia

Giovanni ha detto...

Volevo ringraziare le persone che hanno lasciato un commento sulla vicenda di mio bisnonno L'Ing. Ugo Gobbato.
Purtoppo l'odio di classe e la malignità di alcune persone non mi hanno dato la possibilità di conoscerlo, sono felice che qualcuno ne ricordi le gesta....è importante non dimenticare mai la storia.

Grazie di cuore a tutti

Giovanni Ravano

MVG ha detto...

Caro Giovanni, proprio poco fa parlavo con un vecchio e nobile Alfista, un grande collaudadore dell'Alfa che ora ha 86 anni. Egli esprimeva tutta la sua ammirazione per l'Ing. Gobbato e per come aveva aiutato molti operai di allora (lui tra quelli) salvandoli dalla deportazione. Naturalmente i meriti di grande tecnico e direttore d'azienda sono assodati, ma la sua grande umanità merita di essere ricordata da chi lo ha conosciuto.
Manuela Valletti