martedì, giugno 10, 2008

Qualche scomoda e poco conosciuta verità sulla morte di Don Minzoni.

Sollecitato da alcune recenti critiche, oggi voglio fare alcune precisazioni su un Morto non certo dimenticato, ma considerato il Matteotti Cattolico: Don Minzoni.
E' per esempio interessante sapere che uno dei suoi massimi celebratori, Giuseppe Donati, abbia lasciato in eredità un Centro Studi, "G.Donati" appunto, il cui sito è un concentrato del miglior cattocomunismo:una bella bandiera iridata, un riquadro dedicato a Peacereporter,un Bannerino di Peacelink, un rimando a Travaglio. All' interno, naturalmente, non mancano i vari Alex Zanotelli, Don Milani e Mazzolari...
Giuseppe Donati, uno dei fondatori del "Popolo", pensò bene di creare il "mito" Don Minzoni, puntando il dito, contro Italo Balbo. Così come qualche anno dopo fece con Emilio De Bono per il caso Matteotti; in entrambi i casi i due Gerarchi Fascisti furono scagionati da quelle accuse.
E' interessante sapere che il Sorvolatore dell' America ancor oggi viene additato come il mandante dell' aggressione contro il Prete di Argenta, ignorando od omettendo diverse cose:
1)L' omicidio di Don Minzoni è da inquadrare in quella che io chiamo "Prima Guerra Civile Italiana", tra il 1919 ed il 1924. Gravissimo episodio, ma nelle Guerre Civili spesso molte situazioni sfuggono di mano.

2)Ci furono due processi, su tale grave episodio. Il primo, celebrato nel 1925, mandò assolti tutti gli imputati. Il secondo, le cui carte giacciono nell' Archivio di Stato di Bologna, assieme a una copia della sentenza di rinvio a giudizio del primo processo:un voluminoso dossier, composto da un migliaio di documenti raccolti in due plichi, scovato qualche anno fa dalla direttrice dell' Archivio bolognese Isabella Zanni Rosiello. Il materiale, che fa parte della serie "Carte d' Assise del distretto", fu ritrovato consultando i registri sui quali era annotata la documentazione che periodicamente viene depositata dalla Corte d' Appello di Bologna.
Nella copia della sentenza di rinvio a giudizio per il primo processo del 1925 sono annotati i nomi di otto persone: i due presunti sicari Giorgio Molinari e Vittore Casoni e altri sei indicati come mandanti. Il processo del 1947, con soli 5 imputati alla sbarra (due nel frattempo erano morti, un terzo disperso in Russia), si concluse con un verdetto di colpevolezza per OMICIDIO PRETERINTENZIONALE nei confronti di tre persone: Casoni, Molinari e Augusto Maran, che a quel tempo era segretario del Fascio di Argenta. I primi due furono riconosciuti come gli esecutori del delitto, Maran l' organizzatore. I tre colpevoli non hanno tuttavia mai scontato alcuna pena perche' il loro reato era stato amnistiato grazie a un decreto presidenziale dell' anno precedente. Anche un quarto imputato, Tommaso Beltrami, segretario del Fascio di Ferrara nel 1923, fu amnistiato per il reato di favoreggiamento, mentre Carlo Caccia fu riconosciuto estraneo al delitto.
Dunque, trattasi di OMICIDIO PRETERITENZIONALE, non VOLONTARIO. Questo, per correttezza storica andrebbe scritto sempre, ma non viene fatto, così come non viene detto che Italo Balbo fu completamente scagionato.
Risulta evidente dunque che i colpevoli avessero solo l'intenzione di picchiare, MA NON di uccidere il Sacerdote.
Ancora una volta, come si vede, si riesce a fare cattiva informazione e storiografia inesatta ed incompleta.

martedì, giugno 03, 2008

Faustino Lunardini

Questo non è un Morto Dimernticato, ma un Morto Infangato: come mi è capitato altre volte, approffittando che intorno al materiale relativo al periodo della prima Guerra Civile Italiana (1919-1924) è rimasto ben poco, ho trovato chi attribuisce tale omicidio agli stessi suoi Camerati, ubriachi, che sparavano all' impazzata...
In realtà Faustino Lunardini, 19 anni, cadde in un imboscata socialcomunista l' 8 Maggio 1921. Dopo una faticosa giornata di propaganda elettorale in Valle Camonica, insieme ad alcuni appartenenti al Fascio di Brescia stava rientrando in città.

A Provaglio ci fu una prima scaramuccia, con relativa fuga degli aggressori. Gli Squadristi, illesi, proseguirono dunque il loro rientro, ma dopo qualche chilometro, una raffica di fucileria, partita dalle siepi fiancheggianti la strada, li investì in pieno, abbattendone diversi. Gettatisi a terra, le Camicie Nere risposero al fuoco (altro che ubriachi !!!);poi, scavalcate le siepi, li inseguirono, ma i "bravi" assalitori, approfittando della notte senza luna, si erano già eclissati.

I Fascisti rientrarono in Brescia con il cadavere del povero Lunardini e tre feriti.

I solenni funerali ebbero luogo davanti ad un foltissimo pubblico, e lo stesso Gabriele D' Annunzio fece deporre sulla bara un fascio di rose tutte bianche.

Al caduto venne dedicato qualche anno più tardi un Reparto della Milizia Postelegrafonica, il Fausto Lunardini, appunto.
(nell' immagine, un Fez della Milizia)