domenica, maggio 28, 2006

Padre Petr Petrovic Ridel.

Nacque nel 1880 nel villaggio di Gercog, circoscrizione di Mariental, regione del Volga, da famiglia contadina. Concluse gli studi presso il seminario di Saratov e l' Accademia Teologica di San Pietroburgo. Nel 1903 fu ordinato Sacerdote Cattolico di rito latino. Fino al 1914 esercitò il ministero nelle Chiese Cattoliche dell' Ucraina; dal 1914 presso la Chiesa Cattolica di Paniskoe, nella regione del Volga. Il 18 Agosto 1930 fu arrestato nell' ambito dell'inchiesta collettiva sul Clero Cattolico tedesco nella regione del Volga ed inviato alla prigione di Jaroslavl'. Il 20 Aprile 1931 per ordinanza del Collegio dell' OGPU fu condannato in base agli articoli 58-2, 4, 6, e 10 del Codice Penale della Repubblica Federativa Russa alla pena capitale, commutata in 10 anni di campo di concentramento. Fu inviato alle Solovki. Nel 1937 fu arrestato nel Gulag ed il 9 Ottobre dello stesso anno , per ordinanza della Trojka Speciale dell' UNKVD della regione di Leningrado fu condannato alla pena capitale. Il 3 Novembre 1937 venne fucilato nella prigione delle Solovki.

martedì, maggio 23, 2006

Milite Bruno Fornari e le stragi di Rovegno (Ge).

Nato il 13 Maggio 1917 a Gragnano Trebbiense (Pc). Appartenente alla XXVIII Brigata Nera "Pippo Astorri" , il 25 Ottobre 1944, mentre si trovava in licenza a casa, fu prelevato in casa dai partigiani e condotto prima a Rocca d' Olgisio di Pianello (Pc), poi in altre località fino al territorio di Rovegno (Ge), dove il 5 Dicembre 1944 veniva fucilato insieme ad altri prigionieri e ad un sacerdote che si era recato sul luogo del supplizio per assistere cristianamente i condannati, invocando pietà per i prigionieri. I partigiani non si commosssero ed uccisero tutti gli ostaggi, che, compreso il prete erano sette, e li seppellirono in una fossa comune.

Anche dopo il 25 Aprile 1945 Rovegno divenne famosa per i massacri perpetrati dai partigiani: tra i caduti, Carlo Marconi, zio di Gabriele Marconi, autore della splendida canzone "Piccolo Attila" dedicata a Nazareno (Nanni) De Angelis; ed autore del libro "Io non scordo", Fazi Editore.

sabato, maggio 20, 2006

Gli orrori del Castello Guidotti di Fabbrico (Re).


Chi passa dal comune di Fabbrico, in provincia di Reggio Emilia,tra Novellara e Carpi, non può non notare questo antico Borgo risalente al XIII secolo.
Oggi vi troviamo un ristorante ed altre sale che ospitano matrimoni, mostre, convivi.
Ma un blog come il mio, dedicato ai Morti Dimenticati, non può scordare quello che accadde lontano nel tempo.
Dal 23 Aprile 1945 vi furono concentrati da 50 a 70 prigionieri, uomini e donne, repubblicani, militari e civili. Nonostante il Medioevo fosse passato da secoli, dentro la prima stanza dell' ala est avvennero torture e sevizie allucinanti; furono usati ferri, funi e catene, fino alla fine di Maggio, quando fu riconsegnata la stanza, imbrattata di sangue e con ancora le funi alle quali venivano appesi i prigionieri per esssere bastonati a sangue; a molti furono cavati gli occhi, altri furono portati fuori e sepolti dove capitava ancora agonizzanti o finiti a badilate.
Tra questi, Leopoldo Barbieri.
Ecco la sua fine, raccontata dal fratello Riccardo:

Il 22 aprile venne catturato dopo una giornata trascorsa quasi normalmente. Mi scrisse il funzionario del Municipio Gaddi: “La mattina della domenica, quando già si sentiva lontano il rombo dei carri armati, Leopoldo, all’apertura della biblioteca municipale, mi restituì due volumi dei discorsi di Mussolini, poi si allontanò”. Verso mezzogiorno, quando i tedeschi avevano già abbandonato Novellara, alla signora Luppi che lo consigliava di andarsene, come già aveva fatto suo marito, oppose un secco rifiuto: “Non ho nulla da temere: rimango”.
La sera venne catturato; non so ancora se da angloamericani o da partigiani e poi rinchiuso nei locali della Rocca. Nel pomeriggio del 23 aprile, poiché protestava la sua coscienza di aver agito per la pacificazione degli animi, sostenendo che la gente gli voleva bene, fu gettato alla mercé dei partigiani dal comandante della piazza, colonnello Soragni. Il comandante partigiano Crotti mi ha personalmente dichiarato, come già aveva fatto nell’intervista rilasciata a Massimo Storchi dell’Istituto Storico della Resistenza, che la sua determinazione di abbandonare ogni incarico politico e militare maturò proprio assistendo agli insulti, alle percosse ed alle violenze subite da Leopoldo in quel pomeriggio. La signora Antea Lombardini Bonazzi mi scrisse di averlo visto, unico in piedi, sul camion che lo portava verso il suo destino. Così si esprimeva poi don Sante Pignagnoli, prete partigiano: “Guardate quel ragazzo, è come Cristo sulla strada del Calvario”.
La notte del 24 aprile fu portato a Fabbrico, alla villa Guidotti, sede del comando partigiano, a disposizione del comandante Silvio Terzi, che lo conosceva, essendogli stato a fianco come Commissario Prefettizio del Comune di Fabbrico (Il Terzi passò poi nelle file partigiane).
Alla signora Guidotti che gli aveva portato il Vangelo, Leopoldo disse: “Hanno ucciso Gesù: crucifige. Tre giorni fa eravamo in auge, ora ci massacrano… Si ripete la storia!”.
E’ evidente che Silvio Terzi, nel nome della passata collaborazione ed amicizia, aveva intenzione di salvarlo. Infatti raccomandò al partigiano Livio Vezzani, che me lo ha riferito, di non lasciarlo avvicinare da nessuno. Purtroppo Terzi dovette allontanarsi, perché chiamato a Reggio per fronteggiare i franchi tiratori. Leopoldo rimase prigioniero qualche giorno. Probabilmente nella notte dal 27 al 28 aprile alcuni partigiani di Novellara, approfittando dell’assenza del Terzi, lo prelevarono contro la volontà del partigiano Dante Sabatini, addetto alla sua custodia. Il Sabatini, sotto la minaccia di una pistola, dovette cedere. Leopoldo fu caricato su un camioncino 103 FIAT.
Sul luogo dell’uccisione e quello del seppellimento una ridda di voci e supposizioni. Vane le ricerche effettuate, vani i numerosi esposti alla Questura, vano l’interessamento del Vescovo di Guastalla e del capitano Vesce.
Chi sapeva taceva, chi sa ancora tace, o per omertà, o per paura, o per colpevolezza.
Unico, chiuso nel suo dolore, il nonno Bernardo non lasciò nulla di intentato, facendosi accompagnare sui luoghi di ritrovamento dei cadaveri con un’auto pubblica su cui faceva issare una bara, e portando sempre con sé un campione del vestito indossato di Leopoldo. Con l’aiuto del bisturi, avvalendosi della sua esperienza di chirurgo, cercava di riconoscere i resti ostacolato, in quest’opera pietosa, dagli insulti della masnada, a stento trattenuta da due carabinieri.
Ogni volta la bara tornò vuota.

venerdì, maggio 05, 2006

E l' Allodola Cattolica volò in Cielo: Bobby Sands.

Oggi, il 5 Maggio 1981, Robert "Bobby" Sands detto l' Allodola ,dopo 66 giorni di sciopero della fame nel carcere nordirlandese di Maze, concluse la sua avventura terrena e ritornò al Padre.
Aveva iniziato lo sciopero per protestare contro il mancato riconoscimento dello status di Prigioniero Politico da parte delle autorità britanniche, contro le torture subite e contro le disumane condizioni carcerarie che i militanti dell' IRA ricevevano.
Nonostante le pressioni americane e del Vaticano e l'elezione di Sands al parlamento inglese di Westminster del 9 Aprile 1981 , il governo inglese non fece nulla per impedire questo sacrificio; l'Allodola, la cui Fede Cattolica aumentò ogni giorno di più del suo percorso verso la Croce, confortato da un' Icona della Madonna ricevuta in dono da un sacerdote della Contea di Kerry, restò lucido fino alla fine, raccontando e annotando ogni cosa nel suo Diario.
Sorretto dalla Fede e dal Cameratismo verso gli amici, spiccò l'ultimo volo verso la Luce.
Dopo di lui altri nove prigionieri dello stesso carcere lo seguiranno: il 12 Maggio muore Francis Hughes, il 21 Raymond McResh e Patsy O’Hara, l’8 Luglio Joe McDonnel, il 1 Agosto Martin Hurson, e Kevin Lynch, il giorno dopo Kieron Doherty, l’8 Agosto Thomas McElwee, il 20 dello stesso mese Micky Devine.
Il loro doloroso e drammatico sacrificio non fu vano: molti Irlandesi Cattolici, anche della Repubblica indipendente, che fino ad allora non avevano appoggiato le tesi dell' IRA, sdegnati dal comportamento britannico, si schierarono apertamente verso le lotte indipendentiste, creando quel clima che portò alle successive affermazioni elettorali del SINN FEIN e dei partiti collegati, che aumentarono il miglioramento delle condizioni di vita e dei diritti dei Cattolici nordirlandesi, fino ad arrivare all' Accordo del Venerdì Santo, vero trampolino di lancio per il futuro ricongiungimento alla Madre Patria Irlandese delle 6 Contee ancora occupate dagli inglesi.
Un sacrificio completamente differente da chi, spinto solo dal fanatismo e dall' odio, si fa saltare imbottito di esplosivo su un autobus oppure in un mercato, bestemmiando il nome di Dio che crede di onorare.
Un sacrificio invece simile al Martirio che ancora oggi molti Cristiani subiscono in molte parti del mondo.